Quando un bambino presenta difese autistiche, può vivere la relazione, il contatto o le richieste esterne come troppo intense, imprevedibili o difficili da regolare. In questi casi il ritiro, la chiusura o la ripetitività non sono semplicemente “comportamenti da correggere”, ma modalità attraverso cui il bambino cerca di proteggersi da un’esperienza percepita come eccessiva o disorganizzante.

Se l’intervento si concentra soprattutto sulla prestazione — far parlare, ottenere risposte, aumentare richieste, allenare competenze — il rischio è che il bambino viva la relazione come qualcosa in cui deve continuamente adeguarsi o performare, senza sentirsi realmente incontrato.

La comunicazione non nasce dalla pressione. Nasce quando il bambino può fare esperienza di uno scambio sufficientemente sicuro, regolato e prevedibile.

Per questo è fondamentale prima di tutto costruire relazione:

* entrare gradualmente nel loro mondo
* rispettare i loro tempi
* osservare i segnali anche minimi di apertura
* utilizzare il gioco, il ritmo e la presenza condivisa
* non invadere continuamente lo spazio relazionale con richieste

  Sviluppando il desiderio e la sicurezza del contatto, si potrà utilizzare il linguaggio in modo più spontaneo e condiviso.

Un approccio relazionale riconosce che, la possibilità stessa di comunicare dipende dal fatto di sentirsi sufficientemente al sicuro nella relazione con l’altro.

 Il punto quindi non è chiedersi soltanto:

“Come posso insegnargli a parlare?”

ma anche:

“Come posso aiutarlo a vivere il contatto con l’altro come qualcosa di tollerabile, significativo e non minaccioso?”

Perché il linguaggio può crescere solo dove la relazione diventa abitabile.